Tanto tempo fa

Dal poggiolo di Villa Lattuada, immerso in un oasi verde, la vista corre, senza ostacoli fino ai lontani orizzonti delle creste del Resegone e delle  Grigne.

Impossibile descrivere la signorilità e il brio della costruzione, e la vista, e l’aria paradisiaca di questo incantevole soggiorno, dove lontani monti fanno pittorico lo sfondo e vicine e ridenti colline rendono instancabile lo sguardo che spazia giulivo e ringiovanito” (scriveva un anonimo in Ville e Castelli d’Italia, 1907).

Dobbiamo ritornare indietro nel tempo per ricostruire le origini di questo luogo, così unico, poetico e diverso da tutto.
Sul poggiolo di Villa Lattuada, nella più ampia posizione denominata “Quattro Valli”, sorgeva un tempo lo storico Convento di San Giacomo, costruito all'inizio del 1500 dai Padri Domenicani di Santa Maria delle Grazie in Milano, sul terreno di una preesistente chiesina campestre del XIII secolo, dedicata all'apostolo San Giacomo (menzionata nel 1288 da Gottofredo da Bussero nel suo “Liber Notitiae Sanctorum Mediolani”).

Fu Filippo Maria Sforza, figlio secondogenito del duca di Milano Francesco Sforza e di Bianca Maria Visconti, che, con un legato di oltre 200 ducati, rese possibile l'edificazione del primo conventino. Altri lasciti ampliarono negli anni la proprietà e, nel piccolo chiostro dei Padri Domenicani, venne un giorno ospitato anche Michele Ghisleri che, nel 1567, divenuto papa col titolo di Pio V, vi concesse un'Indulgenza di 7 anni. Nel 1652 papa Innocenzo X decretò che tutti i religiosi venissero concentrati nei maggiori conventi dei propri Ordini e di fatto soppresse anche il Convento di San Giacomo. Tra alterne vicende di ripristino del Vicariato e successive temporanee soppressioni, i Padri di San Giacomo continuarono la loro missione di fede e di insegnamento gratuito ai fanciulli di Casate, fino a quando, nel 1785, la proprietà venne messa in vendita e fu acquistata dai nobili fratelli don Apollonio e Monsignor don Giulio Casati. La chiesa di San Giacomo venne allora chiusa al culto e sconsacrata e il convento finì la sua lunga e operosa storia, lasciando a noi il ricordo di un luogo amato da molti.

 

Un castello, un sogno

Arriviamo così ai tempi più recenti. E’ proprio sull’antico poggiolo di “Quattro Valli”, che si affaccia senza ostacoli fino al Resegone, che Giuseppe Lattuada, negli anni 1883-1885, fece costruire una strabiliante villa: l'opera fu affidata all’architetto bresciano Antonio Tagliaferri, che disegnò e realizzò, in un’affascinante sintesi eclettica e romantica, quello che è forse il suo capolavoro.

L'elegante sagoma delle facciate, con le guarnizioni di marmo bianco e le due torri panoramiche merlate, le cuspidi, i fastigi puntuti, i tetti fortemente inclinati, richiama memorie di castelli tedeschi e di cattedrali gotiche. È il segno distintivo del grande architetto, che qui esprime al meglio il suo gusto ricostruttivo del maniero con l’inserimento di elementi Tudor, in una foggia tale, come egli stesso scriveva nel 1881 “da soggiogare e farvi pensare alle dame, ai servi, ai paggi e suscitare tutte le fantasie che possono evocare la lettura dei romanzi o la vista delle ruine dei castelli merlati”.

Si tratta di una architettura grandiosa e nuova per la Brianza, del tutto autonoma rispetto alla tradizione della villa signorile, ma perfettamente integrata nel suo romantico spazio paesaggistico. Anche il re Umberto I fu rapito dalla vista impareggiabile e dal fascino della proprietaria della regale dimora, che scelse per soggiorni segreti. 

La Villa appare oggi come l'immagine inattesa e nitida di un castello maestoso e isolato, quasi sospeso tra cielo e prati, a guardia di un quieto paesaggio lombardo.